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| Marchi collettivi comunali: |
Un caso particolare è rappresentato dal marchio di Denominazione Comunale di Origine (De.C.O.) istituito per la difesa e la promozione delle colture e culture territoriali. Attraverso lo strumento regolamentare i Comuni possono tutelare e valorizzare prodotti non denominati ed a rischio di estinzione, nonché assumere iniziative volte a sostenere interventi socio-culturali ai fini della valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali locali. Per avere accesso al registro speciale e alla denominazione di origine comunale bisogna presentare la relativa richiesta al Comune, con una documentazione che attesti con precisione le caratteristiche di ogni prodotto e la sua area di produzione.
Negli ultimi anni diversi Comuni (quasi 200, di cui più del 50% sotto i 5.000 abitanti) hanno proceduto all’adozione delle De.C.O., nonostante l’insuccesso del disegno di legge e nonostante una certa opposizione da parte del Mipaf e dell’Unione Europea che vi ravvisano non un semplice certificato rilasciato dal Consiglio Comunale, bensì un vero è proprio marchio di qualità che potrebbe creare situazioni di ingiustificato privilegio in deroga alle norme comunitarie sulle produzioni di qualità. Recentemente l’Anci ha avviato il “Progetto Res Tipica”, che dovrebbe costituire un’evoluzione della Denominazione Comunale introducendo un marchio che valorizza e promuove la ristorazione di qualità, la distribuzione dei prodotti tipici, le botteghe storiche e gli antichi mestieri, le azioni contro l’agropirateria.
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| Marchi collettivi di natura pubblica: |
Marchi collettivi adottati ai diversi livelli amministrativi (regionali, provinciali, comunali) per valorizzare le potenzialità dei prodotti tipici di qualità. I soggetti (individuali o collettivi) che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura e la qualità di determinati prodotti o servizi possono chiederne la registrazione per concederne l‘uso a produttori e commercianti che si impegnino ad osservare determinati standard di qualità e ad assoggettarsi ai relativi controlli ed eventuali sanzioni disciplinati nell’apposito regolamento d’uso.
Di recente, tuttavia, l’uso di marchi collettivi geografici ha più volte sollevato problemi di incompatibilità con la normativa comunitaria in quanto potrebbero causare situazioni di ingiustificato privilegio in deroga ai regolamenti Cee sulle produzioni di qualità.
Analoghe perplessità e polemiche ha suscitato la Denominazione Comunale di Origine (De.C.O.), marchio adottato negli ultimi anni da alcuni Comuni per la difesa e la valorizzazione di prodotti non denominati e a rischio di estinzione.
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| Marchi collettivi provinciali: |
Ancora più numerosi di quelli regionali, ma con le stesse finalità di promozione e valorizzazione delle produzioni agroalimentari del territorio di riferimento sono i marchi collettivi provinciali, che nella maggior parte dei casi vengono concessi a titolo oneroso e per i quali è sempre predispoto uno specifico regolamento ed uno specifico disciplinare di produzione cui devono attenersi i prodotti.
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| Marchi collettivi regionali: |
Istituiti con legge regionale anche per più categorie merceologiche di prodotto, vengono attribuiti ad enti o associazioni (pubblici o privati) per identificare le produzioni agricole locali, di solito quelle ottenute dai programmi di agricoltura integrata.
Sono concessi in uso ai produttori locali, i quali aderiscono agli obblighi e alle condizioni previste dalla stessa legge istitutiva del marchio ed alle caratteristiche qualitative codificate nei disciplinari di produzione, appositamente predisposti.
Le competenze della regione non si limitano all'attività legislativa, ma si estendono all’eventuale finanziamento totale o parziale delle diverse attività ed agli aspetti organizzativi e gestionali (azioni di marketing collettivo).
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| Marketing territoriale: |
Valorizzazione e promozione dell'insieme delle peculiarità ambientali, storiche, artistiche, enogastronomiche e artigianali che caratterizzano una località.
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