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L’evoluzione delle abitudini alimentari degli italiani tra nuove tendenze e solide tradizioni compie cinquant’anni 21-11-2007
Comunicato Stampa dell'Accademia Italiana della Cucina
Tematiche: Alimentazione
L’Accademia Italiana della Cucina, da oltre mezzo secolo impegnata nell’analisi sul campo dell’evoluzione culinaria del Paese, in occasione dei cinquanta anni della Delegazione di Parma, ha commissionato al Censis la ricerca “L’evoluzione delle tradizioni alimentari degli italiani tra nuove tendenze e solide tradizioni” che è stata presentata i1 16 novembre nella patria della cucina, dove si è riunito per l'occasione il gotha del mondo alimentare e gastronomico italiano.
Lo studio approfondisce il legame tra l’evoluzione degli stili alimentari degli italiani e la cultura gastronomica del Paese nelle sue diverse manifestazioni.
Scopriamo che gli italiani sono “tradizionalisti”, essendo ultimi in Europa nella classifica del cambiamento di stili alimentari (15% contro il 22% dei consumatori europei).
Stanno riscoprendo il piacere della prima colazione (+11,7 % nel periodo 1995-2005) e amano sempre più la cena (il 21,9% degli italiani la considera il pasto principale, + 3,4% rispetto al 1995).
Cresce l’abitudine dei fuori pasto (il 40 % degli italiani è solito fare uno spuntino mattutino e/o pomeridiano) e aumenta il consumo di cibi pronti.
Vero e proprio boom per la divulgazione della cultura gastronomica: 51 programmi televisivi, 209 periodici, 1.015 siti internet dedicati a cibo, vino e turismo gastronomico.
200mila euro per le mense che utilizzano prodotti biologici 21-11-2007
Comunicato Stampa della Regione Marche
Tematiche: Agricoltura biologica e biodiversità
La giunta regionale su proposta dell'assessore all'Agricoltura, Paolo Petrini, ha adottato la delibera coi criteri per concedere contributi ai Comuni e alle Aziende unità sanitarie locali che utilizzano prodotti biologici nelle mense scolastiche e ospedaliere.
Inoltre, la delibera prevede la possibilità di concedere contributi all'Assam, per la predisposizione di un programma annuale di sperimentazione e ricerca nel campo dell'agricoltura biologica.
I fondi disponibili ammontano a 200mila euro e l'aiuto annuo concesso ad ogni beneficiario non può superare i 50mila euro. Sono ammesse a contributo le spese per l'acquisto di prodotti biologici per la preparazione dei pasti e per la realizzazione di corsi di formazione al personale impiegato nelle mense. La priorità per la concessione del finanziamento è riconosciuta alle domande che si riferiscono a progetti biennali avviati e a quelle inoltrate dalle scuole, Comuni, aziende ospedaliere e case di cura private. Nel caso di parità di punteggio saranno riconosciuti quei progetti con il maggior numero di soggetti coinvolti.
Una parte dei 200mila euro (15mila euro) verranno utilizzati per continuare le ricerche attraverso l'utilizzo di prodotti omeopatici che hanno efficacia fungicida su alcune colture. Le prove saranno realizzate presso l'Azienda sperimentale Assam di Jesi e orientate sul cavolfiore. Il patogeno da controllare è l'Alternaria brassicicola, con sintomi evidenti sulle foglie dell'ortaggio, tanto da danneggiarlo solamente dal punto di vista estetico, ma che ne determina il deprezzamento del prodotto commerciale. Con l'impiego di alcuni preparati omeopatici attraverso inoculo artificiale della malattia, ci sono stati risultati incoraggianti per la parziale riduzione dei livelli di infezione ed è per questo che ha indotto la Regione Marche a far proseguire l'attivita` di ricerca sul campo. (a.f.)
Greenpeace, arte e cucina per il Parmigiano Ogm-free 20-11-2007
di B.S.
Help Consumatori
Tematiche: Ogm
La campagna di Greenpeace per un Parmigiano Reggiano libero da Ogm "arruola" come testimonial un cuoco e un artista e rilancia la richiesta di eliminare gli Ogm da tutta la filiera produttiva del Parmigiano.
Nella nuova iniziativa, allestita presso il Palazzo delle Esposizioni, il pittore Massimo Catalani ha eseguito "in diretta" un'opera raffigurante il Parmigiano mentre al termine dell'opera è stata lanciata una degustazione a base di Parmigiano rigorosamente non-Ogm elaborata dal cuoco Antonello Colonna, che ha ospitato l'iniziativa nel suo ristorante.
"C'è stata una prima presa di coscienza da parte del Consorzio Parmigiano-Reggiano sul problema dell'utilizzo di soia transgenica nell'alimentazione delle mucche che forniscono il latte per la produzione del Parmigiano - ha spiegato Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm di Greenpeace - Ora siamo in attesa che il Consorzio ci faccia sapere come intende procedere nella pratica per ripulire la filiera dagli Ogm. Ben vengano le dichiarazioni di buona volontà ma Greenpeace chiede atti concreti e scadenze chiare".
La responsabile di Greenpeace ha sottolineato che in Italia sono sempre più numerosi i produttori che escludono gli Ogm in tutti i passaggi della produzione, quindi anche nei mangimi. "Evitare l'impiego di mangimi contenenti Ogm è una scelta possibile e praticabile, oltre che necessaria per tutelare questa produzione. Nel circuito del Parmigiano, questo già avviene per la produzione biologica e per quei primi produttori che, autonomamente, hanno già attivato filiere completamente non-Ogm anche nei mangimi, una voce che il Consorzio deve ascoltare."
Passare al bio? Non è facile 13-11-2007
di Silvia Baglioni
La Repubblica.it - Supplemento Salute
Tematiche: Agricoltura biologica e biodiversità
Passa al biologico: slogan pubblicitario ideato dal Consorzio Almaverde Bio, marchio leader nella distribuzione dei prodotti biologici, non ha dato quei succulenti profitti sperati. è quanto emerge da un incontro organizzato dallo stesso Consorzio nei giorni scorsi a Milano.
Nell'ultimo biennio le aziende del settore sono diventate 10.069 (+25%), ma i consumatori sono cresciuti in modo assai contenuto e non hanno certo raggiunto i livelli di Germania, Gran Bretagna e Francia.
Il fatturato medio italiano nell'ultimo anno, stimato da AssoBio (l'associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici e naturali) ha segnato un +8,86%, contro con un tasso di crescita europeo del 15%.
I produttori italiani possono comunque contare sull'export che solo nell'ultimo anno è aumentato del 25,81%. Il biologico "made in Italy" piace, quindi, anche se nel Belpaese resta una scelta di nicchia, compiuta soprattutto tra persone di età compresa tra i 30 e i 45 anni, di cultura medio alta. Consumatori "consapevoli", disposti a spendere qualcosa di più in nome di una scelta etica e salutista: il prodotto biologico viene percepito come un alimento ecologicamente corretto, di sicura tracciabilità, che consente maggiori difese al nostro organismo. Anche se su quest'ultimo aspetto l'associazione dei consumatori Altroconsumo muove qualche dubbio.
"Il biologico italiano è di una qualità ottima, che non ha niente da invidiare agli altri Paesi", spiega Renzo Piraccini, presidente di Almaverde Bio, "soprattutto quando è garantita da un marchio che raccoglie aziende di comprovata esperienza. Per convincere i nostri consumatori occorre una politica più incisiva e campagne d'informazione che esaltino il valore dei prodotti e non li banalizzino".
Secondo produttori e distributori, quindi, il bio deve essere percepito come un prodotto di lusso, ma accessibile a tutti.
Ismea, continua crescita del bio 12-11-2007
Agricoltura Italiana Online
Tematiche: Agricoltura biologica e biodiversità
Continuano a crescere le vendite di prodotti biologici nel 2007, come segnala l'Ismea, sulla base delle rilevazioni Panel realizzate in collaborazione con AcNielsen. Nei primi nove mesi del 2007 l'incremento degli acquisti domestici, relativi ai soli prodotti confezionati, è stato del 9,1% in termini monetari. Una tendenza che era stata già segnalata nella prima metà dell'anno, rispetto all'anno precedente, e che non comprende le vendite nei negozi specializzati nel bio.
Molto sostenuti gli incrementi soprattutto per i prodotti dell'infanzia, oltre ai salumi e agli elaborati a base di carne, con un aumento rispettivamente del 43% e 36% su base annua. Particolarmente elevati anche i tassi di crescita rilevati per i prodotti ortofrutticoli, freschi e trasformati (+25%), per gelati e surgelati (+25,5%) e per i condimenti (+22%).
Gli acquisti di riso e pasta biologici sono cresciuti del 17,1%, mentre latte e derivati hanno registrato, in termini monetari, un incremento del 9,1%.
Non così invece per altri prodotti, che segnano una battuta d'arresto, come gli oli (-7,5%) e il miele(-3,3%). Sono in calo anche pane e sostituti (-3,9%) e biscotti, dolciumi e snack (-5,5%), mentre aumentano le vendite di bevande bio, comprese quelle alcoliche.
Tra le aree geografiche emerge una netta spaccatura tra Nord e Centro-Sud, con le regioni settentrionali in forte crescita (+18% il Nord-Ovest; +15,3% in Nord Est) e il resto del Paese caratterizzato da riduzioni dell'8,5% al Centro Italia e del 4,3% nel Mezzogiorno.
Positivo, infine, il dato delle vendite presso la Grande distribuzione organizzata (supermercati e ipermercati), mentre arretra il bio nel canale discount
Ogm. La resa dei conti 11-11-2007
GreenPlanet.net
Tematiche: Ogm
Il 15 novembre si chiude la consultazione nazionale promossa dalla Coalizione Italia Europa - Liberi da Ogm, e in quella data si vedranno finalmente i numeri.

Chiaramente lo sforzo di Capanna & co non si esaurisce qui, anzi la necessità di una piattaforma allargata al punto da lambire i confini europei è condizione necessaria per raggiungere una qualche forma di risultato. Sappiamo tutti che una decisione comunitaria potrebbe spazzar via qualsiasi indirizzo provenisse dal nostro paese. In questa fase la capacità e l'esperienza di un animale politico come Mario Capanna potrebbe giocare la differenza. Intanto, già martedì 13 alle ore 11,00, presso la Fondazione Diritti Genetici di Roma si terrà la conferenza stampa di chiusura della consultazione, si analizzeranno i risultati (aggiornati al 10 novembre) e assieme a Capanna parteciperanno i presidenti delle associazioni che hanno promosso ed amplificato la campagna.

Sarà molto costruttivo vedere quanti sono.

La posta in gioco è alta e non siamo sorpresi di registrare un'adesione alla mobilitazione così ampia e, rispetto obsoleti canoni, così trasversale (forse addirittura più trasversale che ampia). Non siamo sorpresi, ribadiamo, per aver registrato la partecipazione di An, in Sardegna, alle manifestazione organizzate dai Verdi. Ci sono sembrate perfettamente condivisibili le affermazioni di Simone Spiga, nell'articolo che abbiamo pubblicato . Proprio su questi temi, ed esclusivamente su questi, c'è stato l'unico segno di continuità tra questo governo Prodi e il precedente del centrodestra. Il dicastero di Alemanno prima e di De Castro poi, ha dimostrato un tasso di continuità e coerenza che la dice lunga sulle prospettive ideologiche di questi temi.

I sostenitori della consultazione, quelli più accesi e strenui nelle loro più trasversali gradazioni, hanno chiesto che "l'agroalimentare, il cibo e la sua genuinità siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità e libero da Ogm". Una richiesta perfettamente legittima che poi si esprime nel principio di precauzione: "serve molta prudenza prima di dare il via libera o alla commercializzazione sul territorio europeo", ha detto Capanna al Sole 24 ore nei giorni scorsi, perché la ricerca non ha ancora raggiunto dei risultati univoci sugli effetti degli uso degli Ogm. E questa prudenza impone la difesa dell'agroalimentare, della produzione locale e caratteristica, quella fatta di coltivazioni che connotano una terra e la rendono unica.

Parliamo ora dei cosiddetti detrattori, cioè di coloro i quali insistono nel ridimensionare le iniziative contro gli ogm, anche se non è poi così semplice capire chi siano queste persone. L'argomento che dovrebbe servire a stanarle è lo spettro di veder fermata la ricerca. Il timore di veder fermata la ricerca, affermano, è l'argomento che giustifica l'ogm. E questo presupporrebbe che le persone che chiedono che "l'agroalimentare, il cibo e la sua genuinità siano il cuore dello sviluppo" siano contrarie alla ricerca. Questo è palesemente falso. Ma se servisse a sgomberare il campo da equivoci, signori miei, allora ve lo diciamo chiaramente: andate pure avanti con la ricerca nei laboratori, siamo assolutamente favorevoli.

Ci sono quindi i subdoli, e qui i detrattori sono reali e paludati da sigle di fondazioni e centri di ricerca, grembiuli bianchi e siti internet fatti per benino. Rappresentano una sorta di mutazione genetica dello spirito di ricerca galileiano, perché nel loro dna non rispondono ad un'urgenza di conoscenza e sapere - e qui l'archivio di Greenplanet può tornare utile per conoscerne alcuni - ma alle esigenze di qualche strategia commerciale, con risultati da ottenere e prodotti da vendere.

Ci sono però quelli che avrebbero anche una buona base scolastica e che poi, siccome si fissano sui caratteri umani, preferiscono ripiegare in un più confortevole e semplicistico schema di contrapposizione e non trovano niente di meglio che mettere: Capanna in relazione alle brigate rosse "ci pare ancora di sentire i suoi slogan degli anni d'oro: "prendi una spranga e diventa un Katanga". Peccato perché nonostante le scorie ideologiche post ideologia, avrebbero anche dei buoni argomenti.

Ancora, tra i detrattori light, e lo diciamo sottovoce, quelli come il prof. Veronesi che al tg1 di venerdì sera scorso ha chiarito che gli ogm non gli fanno paura anche se sappiamo tutti che non stava pensando all'agroalimentare italiano. E quando parla di insulina a basso costo, quella che viene prodotto in laboratorio, gli sfugge il pericolo rappresentato dai venti che sollevano i pollini transgenici e che vanno a contaminare coltivazioni distanti anche centinaia di chilometri. Ma di questo non vogliamo certo fargliene una colpa perché lo riteniamo in buona fede e sappiamo che è ancora convinto di poter risolvere la fame nel mondo.

Aspettiamo i risultati e poi vediamo se serviranno a qualcosa. Noi speriamo di sì.
Convegno sui “contaminanti degli alimenti” 30-10-2007
Alimentazione-oggi
Tematiche: Sicurezza alimentare
Olbia - Perchè un alimento arrivi “sano” al consumatore è importante che siano rispettate le regole dell’igiene in tutte le fasi della filiera produttiva, che parte sin dalla fase della produzione agricola (quindi allevamenti e colture), che in quella della trasformazione e conservazione; non meno importanti sono le operazioni di distribuzione e commercializzazione e infine la somministrazione (che può avvenire anche nei bar, ristorante, mense).
Oggi si è discusso dei “materiali a contatto con gli alimenti”, quei materiali e oggetti che possono entrare a diretto contatto con le sostanze alimentari in una delle fasi del ciclo vitale dell’alimento. Rientrano in questa voce le cisterne, i serbatoi, i sili, le tubazioni (escluse quelle per l’acqua potabile), i nastri trasportatori, i macchinari per la lavorazione e la trasformazione, i sistemi di confezionamento e di distribuzione, gli oggetti per la cottura, i piatti, le posate, i bicchieri. I materiali che possono entrare a diretto contatto con gli alimenti sono: le materie plastiche; le gomme; la cellulosa rigenerata; la carta e i cartoni; il vetro; gli acciai inossidabili; gli acciai non inossidabili; le ceramiche; la banda stagnata; la banda cromata; l’alluminio; il legno e il sughero; le leghe metalliche; le fibre tessili.
“I materiali a contatto con gli alimenti in alcune particolari situazioni possono rilasciare delle sostanze che potrebbero accumularsi nell’organismo e manifestarsi come patologie: l’accumulo di alluminio è ipotizzato possa essere responsabile del presentarsi di alcune cerebropatie, come le demenze; per le diossine liberate dalle pellicole e materiali plastici c’è il sospetto che attivino le cancerogenesi, cioè alcune forme di tumore”, ha spiegato Maria Rita Ara, la responsabile del Servizio di Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Olbia. (AGI)
Ogm: Coldiretti/Swg, per 2 italiani su 3 a tavola non sono salutari 30-10-2007
Comunicati Coldiretti
Tematiche: Ogm
Due italiani su tre (67 per cento) che esprimono una opinione ritengono che i prodotti alimentari contenenti Organismi geneticamente Modificati (Ogm) siano meno salutari rispetto ai prodotti tradizionali e tale percentuale è alta tra i giovani e i laureati tra i quali diminuiscono peraltro gli indecisi.
E' quanto afferma la Coldiretti, sulla base dei risultati dell'Indagine 2007 COLDIRETTI-SWG “Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione”, nel sottolineare che la stessa diffidenza di registra anche in altri paesi europei come Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna dove la percentuale dei “preoccupati” è in media del 63 per cento. Anche se il quadro è piuttosto variegato i maggiori Paesi europei manifestano ostilità, o quanto meno perplessità, nei confronti degli Ogm come in Francia e Germania dove si registra una evidente avversione, mentre in Gran Bretagna c'è molta incertezza sul tema e in Spagna ai numerosi dubbi si accompagna una minore diffidenza. La crescente opposizione al biotech nel piatto dimostra che la mobilitazione della Coldiretti non è non è il frutto di una scelta ideologica, ma economica a tutela dell'impresa per una agricoltura che guarda al mercato e risponde alle domande dei cittadini, che chiedono di consumare alimenti di qualità, con un forte legame territoriale.
Il vero obiettivo - continua la Coldiretti - deve essere quindi quello di valorizzare le produzioni del territorio e di difenderle dalla omologazione e dalla delocalizzazione e per questo occorre continuare l'impegno contro i tentativi di inquinamento da biotech. Un impegno - prosegue la Coldiretti - sul quale sta crescendo la consapevolezza in Europa come dimostra la decisione del presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy di sospendere le colture Ogm in Francia annunciata a chiusura dei lavori degli Stati Generali dell'ambiente per i dubbi sui rischi di contaminazioni. L'Italia ha una ragione in più, per difendere la scelta di evitare a livello nazionale di coltivare produzioni Ogm, perché può vantare i primati raggiunti sul piano della qualità, sicurezza alimentare ed ambientale dall'agricoltura nazionale con la leadership nazionale di ben 163 denominazioni di origine italiane riconosciute nell'albo comunitario sul totale di 756 (21,5 per cento) e per il fatto che una impresa biologica europea su tre è italiana (37,7%) con la superficie nazionale coltivata a biologico che rappresenta più di un quarto (27,7%) del totale coltivato a livello Ue. Ma anche - conclude la Coldiretti - ha il record assoluto del 98,5 per cento dei campioni di frutta e verdura con residui di fitofarmaci al di sotto dei limiti di legge che conferma gli ultimi risultati pubblicati dalla Commissione Europea dai quali emerge che la frutta e la verdura Made in Italy sono le più sicure in Europa con una presenza di residui chimici nettamente inferiore a quella di altri Paesi produttori dove le irregolarità rilevate per i prodotti alimentari sono superiori di tre volte in Germania, quattro volte in Francia e Spagna e di oltre 6 volte in Olanda.
Nasce rete locali a km 0 in attesa “etichetta clima” 27-10-2007
Comunicati Coldiretti
Tematiche: Alimentazione
E' nata in Italia la prima rete di locali a chilometri zero che offrono prodotti del territorio che non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere in tavola, in attesa che anche sul territorio nazionale le principali catene commerciali si impegnino a segnalare in etichetta le emissioni di gas ad effetto serra provocate dal trasporto dei cibi in vendita che danneggiano il clima. Lo rende noto la Coldiretti, che ha promosso l'iniziativa, nel commentare positivamente l'impegno del Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy a realizzare una “etichetta carbonio” che indica le emissioni di anidride carbonica da apporre sui prodotti alimentari. Il progetto a “chilometri zero” della Coldiretti ha l'obiettivo di far riconoscere quei locali (ristoranti, osterie, gelaterie) che utilizzano prodotti del territorio (vino, olio, salumi, formaggi, latte, frutta, verdura e fiori) acquistati direttamente dalle imprese agricole. In Veneto - sottolinea la Coldiretti - il circuito a km zero annovera già tra gli aderenti dall'osteria di Padova alla gelateria di Verona, dallo snack bar di Treviso ai vari ristoranti nel veneziano fino alle mense collettive di Rovigo, riconoscibili da una apposita targa. Ma la possibilità di fare acquisti di prodotti alimentari che non producono inquinamenti da trasporto si estende da Taranto dove in pieno centro è attivo grazie alla Coldiretti il primo farmers market stabile gestito da agricoltori che offrono esclusivamente prodotti delle proprie aziende alle centinaia di distributori automatici di latte fresco proveniente direttamente dalle stalle fino alle quasi cinquantamila imprese agricole dove è possibile acquistare direttamente prodotti aziendali, di cui una prima selezione è disponibile sul sito www.coldiretti.it al link terranostra. Secondo un recente studio della Coldiretti consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia - sostiene la Coldiretti - può risparmiare fino a 1000 chili di anidride carbonica (CO2) l'anno poiché ad esempio per trasportare a Roma un chilo di ciliegie dall'Argentina in aereo per una distanza di 12mila km si liberano 16,2 kg di anidride carbonica (CO2), mentre per un kg di pesche dal Sudafrica nel viaggio di 8mila chilometri si emettono 13,2 kg di CO2 e, infine, gli arrivi di ogni kg di uva dal Cile producono 17,4 kg di CO2. C'è un numero crescente di consumatori su scala mondiale che vuole acquistare prodotti freschi, naturali, del territorio, che - continua la Coldiretti - non devono percorrere grandi distanze con mezzi inquinanti e subire i lunghi tempi di trasporto prima di giungere sulle tavole. La sensibilità di alcune catene della grande distribuzione commerciale europee nel cogliere i cambiamenti nel comportamenti dei consumatori ha già portato in alcuni casi alla scelta di dedicare ampi spazi sugli scaffali a prodotti locali del territorio o a segnalare all'opposto, con particolari accorgimenti, i prodotti provenienti da Paesi lontani con rilevanti costi ambientali. E' il caso - ricorda la Coldiretti - di una grande catena di distribuzione inglese che applica un aeroplanino sulle confezione della frutta e verdura importate da altri continenti o quella di altri gruppi di ospitare all'interno dei locali un vero mercato per la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli. In Italia stanno arrivando le norme per la diffusione dei Farmers Market (i mercati esclusivi degli agricoltori in città) fortemente sostenute dalla Coldiretti che ha messo in atto una serie di iniziative per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto che non inquinano e salvano il clima: dall'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza dei cibi in vendita alla richiesta della disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale dove poter acquistare alimenti locali che non devono essere trasportati per lunghe distanze, dall'offerta di prodotti regionali in mense scolastiche ed ospedaliere alla promozione delle vendita diretta degli agricoltori che sulla base delle esperienze di altri paesi potrebbe raggiungere fino al 15 per cento del mercato alimentare.
Un frutto al giorno... 16-10-2007
di Sonia Giaquinta
Agricoltura Italiana Online
Tematiche: Alimentazione
I Ministeri della Salute e della Pubblica istruzione, nell'ambito del progetto interministeriale "Guadagnare salute", hanno promosso l'iniziativa "Frutta snack" che porterà, in ottanta istituti scolastici delle città di Bari, Roma e Bologna un break sano e attento all'alimentazione dei giovani. Dalle ultime statistiche è emerso che l'Italia è tra i primi posti nella classifica europea per i bambini obesi e in soprappeso, dato destinato a peggiorare a causa di uno stile di vita molto movimentato che spinge a preferire cibi già preparati e degli spot pubblicitari che influenzano sempre più le scelte dei giovanissimi. L'obesità e il sovrappeso favoriscono infatti patologie pericolose come il manifestarsi di disturbi cardiaci e il diabete .
L'iniziativa porterà nelle scuole distributori contenenti macedonie, yogurt, succhi di frutta senza zuccheri aggiunti, frutta di stagione, polpa di frutta e addirittura la mela a fette che saranno venduti ad un prezzo compreso tra i settanta centesimi di euro e un euro e cinquanta centesimi. Ai sessantamila giovani coinvolti "Frutta snack" intende far scoprire e valorizzare la dieta mediterranea, composta da cereali, pesce, olio extra vergine di oliva e soprattutto frutta e verdura nelle cinque porzioni quotidiane raccomandate. La campagna ha l'obiettivo di guidare i ragazzi a fare scelte consapevoli attraverso un'alimentazione corretta e di stimolare un comportamento più critico nei confronti degli spot pubblicitari di merendine e snack ipocalorici.
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