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L'andamento delle vacanze estive in fattoria secondo i dati forniti da Agriturist. La preferenza è per Toscana, Sicilia e Lombardia. 13-10-2007
di C. S.
Teatro Naturale
Tematiche: Ambiente
Il 18,5% degli agrituristi italiani, questa estate, ha indirizzato la propria scelta sulla Toscana; una preferenza largamente prevalente su quelle immediatamente seguenti in termini percentuali, indirizzate verso la Sicilia (9,7%) e la Lombardia (7,8%). Tuttavia, considerando che l’offerta agrituristica della Sicilia è di circa 400 aziende, quella della Lombardia di 900 e quella della Toscana di 3800, gli effetti sul fatturato delle imprese sono stati di gran lunga più favorevoli per la Sicilia (% : n. aziende x 1000 = indice 24,2) rispetto alla Lombardia (indice 8,8) e alla Toscana (indice 4,9). La rilevazione delle presenze effettive su un campione di aziende associate, ha confermato che si sono generalmente registrate diffuse riduzioni di presenze di ospiti italiani rispetto al 2006 (- 10%), in particolare in Toscana e nel mese di luglio.

La classifica delle regioni più richieste nel periodo giugno-settembre 2007 prosegue con la Sardegna (6,1%, indice 9,3), il Lazio (5,4%, indice 12,2 ), la Campania (5,3%, indice 7,2 ) e l’Emilia Romagna (4,9%, indice 6,5).

Prendendo in considerazione i singoli mesi, si registra in tutti la conferma delle prime tre scelte (Toscana, Sicilia Lombardia) con percentuali crescenti per la Sicilia in agosto e settembre (10,4%) rispetto a giugno e luglio (9,2%), per la Lombardia in giugno e settembre (8,6%) rispetto a luglio ed agosto (7,0 %), e più ridotte in Toscana nel mese di giugno (17,7%, rispetto ad una media del 18,8% negli altri mesi). Per quanto riguarda le posizioni successive, si evidenzia la salita della Campania al quinto posto nei mesi di agosto e settembre e la discesa al decimo posto della Sardegna nel mese di settembre.

In settembre perdono posizioni le regioni scelte per motivi prevalentemente balneari e salgono le regioni che propongono mete storico-culturali o naturalistiche. Così la Calabria passa dal 4,1% di agosto al 3,1% , la Puglia dal 4,3% al 3,1% la Sardegna dal 6,2% al 4,6%; andamento inverso per la Lombardia, che passa dal 7% al 9,1%, il Veneto (dal 4,5% al 5,7%), il Piemonte (dal 4,9% al 5,4%), il Lazio (dal 5,4% al 6.4%).

Sempre in settembre, richieste ridimensionate nelle Marche (dal 4,6% di luglio passano al 3,9% di agosto e al 2,7% di settembre) il che fa pensare che di questa regione il pubblico percepisca ancora più il mare che il patrimonio culturale e naturalistico delle zone interne. Diverso è stato il comportamento della domanda verso Toscana e Umbria, con percentuali simili fra luglio e settembre (rispettivamente 18,5% e 4,6%) intervallate da un punta nel mese di agosto (19,3% e 5,3%).

Campania, Liguria e Abruzzo (con 5,9%, 3,9%, 3,3% rispettivamente), pur essendo regioni con una rilevante offerta balneare, in settembre hanno sostanzialmente tenuto: evidentemente la scelta è stata guidata anche da altre attrattive, come i Parchi Nazionali (del Cilento, delle Cinque Terre, d’Abruzzo Lazio e Molise, della Maiella, del Gran Sasso e Monti della Laga), le città d’arte, i paesaggi e le località caratteristiche dell’interno.

Marginale la domanda degli agrituristi italiani rivolta alla montagna: il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta si collocano, nella scala delle preferenze, al sedicesimo e diciassettesimo posto, rispettivamente con 3,0% e 2,1% ; ma, trattandosi di regioni di confine, le presenze di tedeschi e francesi hanno compensato. Lo stesso vale per il Friuli Venezia Giulia (1,8%) che, con Basilicata (1,7%) e Molise (1,1%), occupa gli ultimi posti della graduatoria. (Fonte: Agriturist)
OGM. Euro Coop chiede prudenza, conoscenza e rafforzamento della ricerca 12-10-2007
di BS
Help Consumatori
Tematiche: Ogm
"Per assicurare ai consumatori un reale diritto di scelta tra cibi OGM e cibi non OGM, è necessario garantire la segregazione di fonti geneticamente modificate". La ricerca sugli OGM va rafforzata ma le coltivazioni vanno escluse dove non sia possibile garantire la segregazione fra filiere OGM e non OGM. I due principi ispiratori sono il principio di precauzione e il diritto per i consumatori di compiere una scelta informata. È quanto si legge nella dichiarazione redatta da Euro Coop, l'Associazione europea delle Cooperative di Consumatori, che ha presentato oggi il documento "OGM: posizione del movimento delle cooperative di consumatori".

"Le cooperative di consumatori europee non si oppongono alla ricerca sugli OGM, ma chiedono invece che questa venga rafforzata, principalmente attraverso finanziamenti pubblici - afferma il documento - È, infatti, necessario esaminare gli effetti di medio e lungo periodo che l'uso di OGM potrebbe avere sulla salute umana e sull'ambiente e le implicazioni di tipo economico e sociale che questi potrebbero comportare". "Per assicurare ai consumatori un reale diritto di scelta tra cibi OGM e cibi non OGM - prosegue la dichiarazione - è necessario garantire la segregazione di fonti geneticamente modificate. È quindi indispensabile adottare tutte le misure necessarie per evitare la contaminazione. Inoltre, i costi per garantire la protezione di fonti non-OGM dalla contaminazione dovrebbero andare a carico di coloro che coltivano prodotti OGM". Euro Coop ricorda di essersi opposta alla decisione del Consiglio dei Ministri dell'Agricoltura europei che ha autorizzato la presenza accidentale di OGM nel biologico fino allo 0,9%. E "chiede alle Istituzioni europee che le coltivazioni OGM possano essere escluse laddove non sia possibile garantire la segregazione tra le filiere OGM e non OGM". I due principi fondamentali invocati per l'Unione europea sono dunque la prudenza e la conoscenza.

Euro Coop riunisce organizzazioni di 17 paesi europei e rappresenta più di 22 milioni di consumatori. "Noi riteniamo - ha detto intervenendo al convegno di presentazione dell'iniziativa il Segretario generale Rodrigo Gouveia - che sia importante avere un approccio prudente quando ci si occupa di OGM, soprattutto perché le conseguenze per l'ambiente e per la salute dei consumatori sono ancora circondate da un ampio grado di incertezza". Inoltre, ha aggiunto, "il problema con gli OGM non è soltanto quello delle possibili conseguenze che questi potrebbero avere sulla salute dei consumatori. Molti interrogativi circa il loro impatto ambientale non hanno ancora una risposta. Inoltre l'impatto degli OGM su altri tipi di colture, quali l'agricoltura biologica, solleva difficili problemi e domande. Pertanto, per noi, questo è un argomento collegato ad un tema più generale: lo sviluppo sostenibile".

Durante il convegno di presentazione del documento, che si è svolto presso LegaCoop di Roma, è stata inoltre ricordata la generale contrarietà dei consumatori italiani ed europei agli OGM. Secondo un'indagine realizzata da Coop nel 2005 su 1500 soci, ha ricordato il Direttore qualità di Coop Italia Maurizio Zucchi, emerge infatti che solo il 10% è favorevole agli OGM mentre il 34% è contrario in ogni caso e il 55% favorevole solo se viene dimostrata l'assenza di rischi. In tema di commercializzazione, il 62,3% dichiara di essere favorevole solo se non ci sono rischi per la salute mentre per il 58,7% degli intervistati dietro l'introduzione degli OGM stanno "interessi economici". In Portogallo, ha detto Maria João Lima di Fenacoop, alcuni sondaggi rilevano che il 46,4% della popolazione portoghese ritiene che bisognerebbe garantire in maniera sicura che gli Ogm non sono nocivi per la salute umana, mentre il 28,2% pensa che dovrebbero essere esclusi dal mercato. Il 22,5%, invece, chiede che essi vengano immessi sul mercato solo dopo essere stati debitamente etichettati, mentre solo l'1,4% dei portoghesi è favorevole all'immissione sul mercato degli OGM senza restrizioni.

"La coesistenza è impossibile", ha detto Mario Capanna, fra gli animatori della campagna "Italia Europa - Liberi da OGM": "Quando diciamo che vogliamo un modello di sviluppo libero da OGM vuol dire senza OGM, perché se si arretra di un millimetro significa che avremo un'Italia e un'Europa contaminate da OGM". E ha annunciato che presto verrà organizzato un incontro con gli europarlamentari e le forze di produzione, gli agricoltori, i produttori di biologico e gli ambientalisti. Coop è tra i promotori della coalizione "Italia Europa-Liberi da Ogm". "In Italia - ha detto Aldo Soldi, presidente Ancc/Coop - una coalizione grande sta promuovendo una campagna di sensibilizzazione e stiamo lavorando per ottenere il coinvolgimento dell'opinione pubblica e per realizzare una forte partecipazione popolare". "Questa - ha detto - è una iniziativa che guarda al futuro".

Promuovere consumo di frutta nelle scuole: parte la sperimentazione 03-10-2007
di V.C.
Help Consumatori
Tematiche: Alimentazione
Verrà presentato a Roma giovedì 11 ottobre "Frutta Snack", il progetto pilota di educazione al gusto, alla salute e al benessere promosso, nell'ambito del programma interministeriale "Guadagnare Salute", dal Ministero della Salute e da quello della Pubblica istruzione.
L'iniziativa porterà in 80 scuole superiori distributori automatici erogatori di frutta fresca, trasformata o miscelata (per esempio con yogurt) in alternativa alle solite merendine ipercaloriche.
L'iniziativa pilota coinvolgerà circa 60.000 ragazzi nelle aree urbane di Bologna, Roma e Bari e sarà affidata per la realizzazione a 'Centrale-Sperimentazione e Servizi agro-ambientali'' di Cesena .
Il consumo di frutta e ortaggi oggi è in calo in particolare tra i giovani nonostante centinaia di ricerche scientifiche hanno dimostrato il ruolo fondamentale che questi alimenti hanno per la conservazione della salute e la prevenzione di numerose malattie.
Stretta collaborazione tra Italia ed Efsa 02-10-2007
di Maria Rosito
Agricoltura Italiana Online
Tematiche: Sicurezza alimentare
Con la firma dell'accordo tra l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e il governo italiano è stata rimarcata la stretta collaborazione tra l'Italia e l'importante organismo europeo. Lo ha sottolineato il ministro Paolo De Castro in occasione della cerimonia inaugurale che si è svolta ieri a Parma per celebrare i primi cinque anni di vita di questa importante istituzione comunitaria, nata nel 2002 come organismo incaricato della valutazione del rischio.
Il ministro ha parlato dell'istituzione di una sorta di "focal point" descrivendola come "una piccola struttura per favorire in maniera semplice e costruttiva il dialogo tra l'Efsa e l'Italia". Con l'accordo firmato il 1° ottobre verrà quindi ulteriormente messa in moto l'interfaccia italiana dell'Authority europea. Una piccola struttura, come ha tenuto a precisare il ministro, che verrà supportata dal rafforzamento dei controlli, un'esigenza perseguita anche con la Finanziaria 2008 nella quale "sono stati previsti 25 milioni di euro per potenziare il lavoro di enti come Agecontrol e l'Istituto controllo qualità". Controlli che secondo il ministro saranno potenziati "non solo sul fronte interno ma anche alle frontiere per contrastare l'immissione sul mercato di falsi prodotti made in Italy"
L'Italia è il primo dei Paesi membri dell'Unione europea a firmare un accordo del genere con l'Autorità europea L'Efsa infatti mira a creare, secondo quanto dichiarato dal suo stesso direttore esecutivo, la francese Catherine Geslain Lanéelle " una vasta rete di collaborazioni" in quanto " i successi raggiunti dall'Authority sono il frutto della sinergia con un ampio numero di partner governativi sia campo scientifico che nella comunicazione del rischio". Un migliore scambio di informazioni per combattere i rischi alimentari rappresenta proprio uno dei compiti istituzionali dell'Efsa. Così come sono stati dichiarati estremamente positivi, dalla stessa Geslain Lanéelle, i buoni rapporti con la città di Parma " che ci ha accolto e dove siamo saldamente istallati" e le sue istituzioni.
La cerimonia del 1° ottobre è stato solo il primo del ricco programma di eventi per celebrare questo importante anniversario e che comprende manifestazioni di carattere culturale e musicale e incontri tecnici. Come il simposio scientifico, che si tiene il 4 ottobre, realizzato in collaborazione con l'Università di Parma sul tema sicurezza alimentare, nutrizione e nanotecnologie.
L'Autorità europea rappresenta una fonte indipendente di consulenza scientifica e di comunicazione sui rischi associati alla catena alimentare. Tra i suoi compiti principali ci sono proprio l'elaborazione di pareri scientifici e la consulenza specialistica. Un'attività di supporto indispensabile alla Commissione europea, al Parlamento europeo e agli Stati membri per meglio costruire la politica di sicurezza alimentare nella Ue.
Lo "spettro" del transgenico È iniziata la raccolta di firme contro gli Ogm. Due scienziati si confrontano 01-10-2007
di Daniele Diena
REPUBBLICA SALUTE
Tematiche: Ogm
Risponde contro Gianni Tamino, Biologo
Insegna Biologia all'ateneo padovano, dove studia da anni l'influenza della genetica sugli effetti mutageni e cancerogeni degli inquinanti ambientali. Esperto di biotecnologie e dei loro rischi. Fa parte del Gruppo di lavoro del ministero delle Politiche Agricole sugli Ogm.
"Ma sappiamo troppo poco"
Professor Tamino, quali sono i rischi per la salute connessi alle biotecnologie: quali prove scientifiche?
"Le piante transgeniche (cioè con geni estranei) coltivate per uso alimentare sono mais, soia e colza. Non sono quantità rilevanti nell'alimentazione mondiale e per la gran parte vanno nei mangimi per animali. In Italia non ci sono prodotti etichettati Ogm (obbligatorio per legge), perché non sono coltivati e gli importati vanno ai mangimifici. Mancano dunque dati su danni alla salute verificati da indagini epidemiologiche, anche se negli Usa il triptofano transgenico ha provocato decine di morti e il mais starlink ha causato gravi allergie. Si possono però evidenziare i pericoli in laboratorio: oltre alle citate allergie, c'è il rischio di consumo di derivati dei diserbanti impiegati in tali coltivazioni (oltre il 70% delle piante è modificato per resistere ai diserbanti) e il più diffuso, il glifosate, secondo alcune ricerche, produrrebbe metaboliti cancerogeni. Altre ricerche segnalano alterazioni nelle cellule di importanti organi di animali alimentati con Ogm".
In Europa manca una normativa a tutela delle colture tradizionali dai rischi di contaminazione. Servono le "aree cuscinetto"?
"Oltre alla salute rischiano l'ambiente e la biodiversità: per evitare le contaminazioni da diffusione incontrollata di semi e pollini, l'UE ha previsto una soglia di contaminazione dello 0,9% nei prodotti alimentari in commercio, senza obbligo di etichetta. Se la contaminazione è inevitabile non bastano aree cuscinetto: a tutela delle colture bisogna non coltivare transgenico".
E se il raccolto del vicino resta contaminato: chi lo risarcisce?
"L'agricoltore contaminato non sarebbe risarcito e rischierebbe di dover pagare le royalties a chi ha il brevetto, come è successo in Canada ad un coltivatore di colza, su azione Monsanto".
E la sperimentazione?
"Le coltivazioni all'aperto sono un rischio: la ricerca va fatta in laboratorio, in serre protette, fino a quando non sapremo come, quando e quali geni sono alterati".

Risponde a favore Tullio Regge, Fisico
Fisico teorico, ha insegnato negli atenei di Torino, Rochester, Princeton e Monaco. Nel '79 Premio Einstein per i suoi studi sulla relatività. Membro dell'Accademia dei Lincei. È tra le voci scientifiche più competenti in contradditorio con gli ambientalisti.
"Mai pregiudizi ideologici"
Professor Regge, nei prossimi giorni la Commissione Europea potrebbe dare il disco verde alla coltivazione della patata transgenica e in Italia è già riesplosa la protesta contro gli Ogm. Qual è la sua opinione?
"Sono favorevole al controllo degli effetti dei cibi transgenici in modo da evitare possibili danni alla salute. Ma sono contrario a divieti dati a priori sulla base di pregiudizi ideologici. Ormai gli Ogm si sono diffusi in tutto il Terzo mondo e sarebbe ora di valutare con attenzione ma senza pregiudizi il loro effetto sulla salute e sull'economia".
Oms ed Emea, l'agenzia europea per i medicinali, sostengono che la patata transgenica favorirebbe l'antibioticoresistenza.
"Vorrei esaminare i testi citati dell'Oms e dell'Emea prima di risponderle. Comunque esistono Ogm di specie diversa dalla patata contro cui non ho sentito obiezioni. Sono favorevole alla sperimentazione di Ogm su animali come si fa per i medicinali".
Tra i rischi temuti c'è la contaminazione dei campi delle colture tradizionali, cosa che per l'Italia, leader nei prodotti "bio", "dop" e nel vino, sarebbe un grave danno economico.
"È possibile evitare la contaminazione ove si permetta la coltivazione di Ogm sterili o che non trasmettono il gene indesiderato nel polline. Si può inoltre inserire un gene modificato che si esprime solo nelle foglie della vite e non nel grappolo e quindi non altera il vino. Infine gli Ogm sono stati sviluppati per fare a meno dei pesticidi che costano ed hanno effetti ambientali negativi. Rilevo che il movimento ambientalista è stato propulso da "Primavera Silenziosa", opera estremamente critica contro i pesticidi e che ha dato impulso proprio allo sviluppo degli Ogm. E i prodotti bio sono molto più costosi degli Ogm".
Intanto è aumentato il prezzo delle uova delle galline che mangiano mais transgenico.
"Vorrei sapere se è aumentato in Italia o anche all'estero. Ci sono speculazioni? Poi nulla impedisce di nutrire galline con mais non transgenico".
Alimenti sicuri, ecco la prima regola che guida le scelte della distribuzione 17-09-2007
di Luca Palmieri
AFFARI & FINANZA suppl. de LA REPUBBLICA
Tematiche: Alimentazione, Sicurezza alimentare
Sicurezza degli alimenti. Un problema di sempre maggior attualità e che il sistema della filiera sta continuando ad affrontare per cercare di ridurre le nuove emergenze. Il mondo che cambia è infatti un dato di fatto che porta innovazioni positive, come il contenimento dei costi, ma anche fattori di rischio. La globalizzazione ad esempio è un fenomeno ormai assodato che, però, può comportare anche dei problemi.
E’ infatti sempre più complesso verificare i prodotti in tutti i loro passaggi, visto che possono arrivare da un paese in via di sviluppo, transitare per almeno un altro e poi essere smerciati nel nostro paese. Già ricostruire il suo percorso può essere complesso, ancor di più verificare tutti i fattori di rischio. «E’ ad esempio il caso - il professor Roberto Fanelli dell’Istituto Mario - delle partite di farina di guar in cui è stata recentemente rilevata presenza di diossine e pentaclorofenolo. Esse erano importate da una ditta svizzera ma erano prodotte in India: questi processi non facilitano la sicurezza».
Altro fattore emergente è quello dei cambiamenti climatici, dal momento che certe sostanze nocive possono emergere nei prodotti coltivati proprio a causa del clima. Tutti problemi cui si sta cercando di dare una risposta anche se il professor Fanelli, responsabile del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Negri, lamenta le modalità utilizzate. «Mediamente c’è la tendenza a seguire le normative vigenti e studiare i problemi solamente quando insorgono effettivamente o quando se ne inizia a parlare sui giornali. C’è insomma più la tendenza a curare che a prevenire, anche perché si tengono a considerare gli studi fatti in proposito come un mero costo. Si guarda alla spesa immediata, senza considerare le possibili perdite future. La situazione sta lentamente migliorando, ma sarebbe fondamentale un vero e proprio cambio di mentalità».
Le aziende della filiera (dai produttori alla grande distribuzione) stanno comunque sempre più attrezzandosi per fornire ai propri clienti prodotti sicuri. Nella grande distribuzione gruppi come Coop hanno infatti introdotto un vero e proprio Progetto Qualità. Obiettivo principale di questo tipo di iniziative è quello di migliorare costantemente la qualità e la sicurezza dei prodotti venduti e al contempo sensibilizzare le ditte produttrici sulle tematiche di tutela dei consumatori. Al produttore che vuole fare il suo ingresso nel circuito della grande distribuzione viene richiesta la sottoscrizione di un particolare contratto regolamentare, la compilazione di un questionario di prevalutazione mentre per le merceologie più delicate vengono anche fatte analisi a campione e controllo negli stabilimenti: solamente i prodotti che superano tutti questi passaggi vengono poi ammessi ai punti vendita. Il processo ovviamente non finisce qui e i controlli vengono fatti anche a posteriori, per rendere costante la qualità dei prodotti distribuiti.
Per quanto riguarda direttamente i prodotti venduti nella grande distribuzione, frutta e verdura vengono ad esempio distribuite solamente se coltivate utilizzando un grado bassissimo di pesticidi o addirittura pari a zero, con controlli già effettuati sul campo.
Attraverso determinazioni analitiche vengono poi monitorati e selezionati prodotti in grado di essere graditi al cliente anche sotto il profilo organolettico. Tutti i passaggi della filiera produttiva devono essere rintracciabili per poter essere costantemente verificata la rispondenza ai criteri di sicurezza, di igiene e il non ricorso a trattamenti non consentiti.
Una delle tematiche più dibattute negli ultimi anni è quella relativa ai prodotti con uso di ogm. Dal 1998 Coop ne ha ad esempio vietato l’uso per i prodotti in commercio nei propri punti vendita, sostenendo la mancanza di chiarezza sugli eventuali rischi e di eventuali vantaggi per il consumatore. Sono così stati introdotte le certificazioni dell’ente Bvqi per assicurare che nella preparazione dei prodotti a marchio Coop non vengano utilizzati mais, soia e loro derivati, prodotti da piante geneticamente modificate. E la stessa certificazione è richiesta anche per il prodotto finito.
Per acquisire direttamente competenza su queste tecniche il laboratorio del gruppo ha aperto il settore di biologia molecolare, dotandosi di sistemi all’avanguardia per il controllo dei prodotti. Attraverso questi sistemi si è così riusciti ad estendere la certificazione a moltissimi prodotti e anche alle carni bovine, dove il sistema di verifica è assai complesso.
«A distanza di dieci anni - con orgoglio il presidente di Coop Vincenzo - l’essere uno dei 28 motori propulsori della Coalizione "ItaliaEuropaliberi da Ogm" è per Coop il proseguimento di un impegno che è parte della nostra identità: noi operiamo affinché le regole e gli orientamenti del mercato siano davvero dettati dalle scelte di consumo consapevole, di solidarietà e dai valori di tutela ambientale e dei bisogni di rispetto della salute che richiedono con forza i cittadini». In collaborazione con Cinsa (Consorzio Interuniversitario per le Scienza Ambientali) e diversi dipartimenti universitari, Coop ha poi realizzato nel 2004 uno studio, il primo in Italia, sulle possibili contaminazioni tra coltivazioni ogm e non ogm (e soprattutto sulla distanza da tenere tra le due, piuttosto dibattuta e sancita delle normative europee). Un progetto importante nel campo della sicurezza, un passo verso lo studio e la prevenzione. E non solamente la cura a posteriori delle varie problematiche insorgenti.
Per sapere se il cibo e’ davvero naturale? Pronto un test fai-da-te 17-09-2007
di C. S.
Teatro Naturale
Tematiche: Sicurezza alimentare
Un semplice test ecologico per verificare anche da casa se gli additivi dei biscotti o del barattolo di marmellata appena acquistato sono compatibili con un prodotto biologico. Arriva Icea-check food, il test ecologico fai-da-te che consentirà di esaminare l’effettiva naturalità di quello che mangiamo. Predisposto inizialmente solo per i cosmetici, il test si estende ora anche al cibo: sarà sufficiente indicare negli appositi spazi del programma informatico scaricabile da internet gli additivi base di un prodotto (acido citrico, pectina, ecc), obbligatori sulla confezione, e premere un tasto per sapere se rientrano nell’elenco delle sostanze consentite dalla certificazione biologica. I
cea-check food, realizzato da Icea, il principale organismo italiano per la certificazione del biologico, e da settembre disponibile gratuitamente sul sito www.icea.info, è stato presentato in occasione dell'ultima edizione del Sana, il salone internazionale del naturale, in programma a Bologna dal 13 al 16 settembre.

Icea-check food valuta gli additivi alimentari inseriti, e li divide in “buoni” e “cattivi”. I “buoni”, visualizzati in verde, sono quelli eco, che non sono realizzati con procedimenti chimici artificiali, né producono effetti indesiderati sul corpo umano. Fanno cioè parte dell’elenco di sostanze ammesse dai criteri della certificazione bio-food, definiti da Aiab, l’associazione italiana agricoltura biologica, insieme a produttori, centri universitari e consumatori. Tutti gli altri, evidenziati in rosso, sono i “cattivi”, che pur essendo a norma di legge, vengono evitati dalle aziende più sensibili alle preferenze dei consumatori. Esiste anche un valore intermedio, il giallo: sono quegli additivi che possono essere considerati bio a seconda se interagiscono con prodotti di origine animale o con prodotti di origine vegetale (l’utente di Icea-check food, infatti, è chiamato a specificare all’inizio quale categoria di prodotto si sta considerando).

“Icea-check food – spiega Alessandro Pulga, direttore di Icea – è uno strumento in più nelle mani dei consumatori. E’ una bussola che può aiutare i consumatori ad orientarsi tra i vari prodotti e capire, anche tra quelli sprovvisti di marchio di certificazione biologica, quali si avvicinano di più alla filosofia bio”. (Fonte: Icea - Fabio Nardulli & Contesto – Luigi Valeri)
Parte la consultazione nazionale sugli ogm. Aiab, impossibile la coesistenza 16-09-2007
GreenPlanet.net
Tematiche: Ogm
"Oggi parte la grande consultazione sugli Ogm , il cui esito è fondamentale per il futuro del biologico e dell'agroalimentare italiano". Così Andrea Ferrante, presidente dell'Associazione Italiana Agricoltura Biologica ha cominciato il suo intervento all'incontro della Coalizione ItaliaEuropa Liberi da OGM, che si è tenuto oggi al Sana 2007. L'incontro di Bologna è uno dei 5 lanci nazionali della consultazione (insieme a Firenze, Milano, Napoli e Bari) che durerà fino al 15 novembre, con l'obbiettivo di raggiungere 3milioni di firme contro gli Ogm in Italia. All?iniziativa hanno partecipato tra gli altri, il presidente della Coldiretti Sergio Marini e quello della CNA alimentare Sandro Moscardi, Paolo Cattabiani della Coop insieme agli altri sostenitori della coalizione liberi da Ogm, come Legambiente e Greenpeace.

"Siamo i primi produttori europei di biologico, - ha detto Ferrante - con 50mila aziende italiane e 1 milione di pasti bio distribuiti ogni giorno nelle mense scolastiche. Dobbiamo difendere questo grande risultato, soprattutto adesso perché siamo sotto attacco della lobby del biotech e di una certa stampa". Ferrante ha aggiunto: "E' importante bloccare qualsiasi ipotesi di coesistenza tra campi Ogm e campi coltivati con metodi biologici, perché in quel caso non potremmo garantire né ai consumatori né ai produttori, l'assenza totale di contaminazione".
Il presidente dell'AIAB ha anche ricordato come siano passati solo pochi mesi "da quando la Commissione Europea ha ignorato il voto contrario del Parlamento Europeo sul nuovo regolamento per il biologico, che permette una contaminazione Ogm dello 0,9%. Quell'episodio - ha sottolineato Ferrante - ha costituito una ferita molto profonda nella costituzione della Comunità europea, perché non è stata rispettata la volontà della maggior parte dei cittadini europei".
uardo l'impegno della Coalizione, Ferrante è ottimista: "Finora la nostra lotta ha avuto risultati molto positivi. Basti pensare che nonostante le pressioni delle multinazionali biotech, i campi coltivati a Ogm in Europa sono quasi pari a zero".
L'Espresso sbaglia, il Biologico è meglio per la salute 10-09-2007
Comunicati stampa AIAB
Tematiche: Agricoltura biologica e biodiversità
Diversi studi smentiscono le affermazioni contenute in un servizio del settimanale e in un articolo della Repubblica, e ribadiscono le maggiori qualità nutrizionali e antiossidanti dei prodotti bio.

“Siamo stufi di ricerche spot, che dimenticano di calcolare l'impatto ambientale di un tipo di produzione agricola convenzionale rispetto a quella biologica”, così Vincenzo Vizioli di AIAB, Presidente del comitato promotore per la Fondazione di Ricerca per l'Agricoltura biologica e biodinamica, commenta l'articolo pubblicato sul settimane L'Espresso di questa settimana, in cui si afferma che “Il Bio è un bluff”. Secondo L'Espresso, affiancato da un articolo pubblicato su Repubblica di oggi, il biologico non avrebbe qualità nutrizionali e benefici per la salute maggiori rispetto a un qualsiasi prodotto convenzionale. L'affermazione viene smentita da diverse ricerche italiane e internazionali, tra cui una del 2006 condotta dall’Università di Tor Vergata di Roma e coordinato dall’Istituto nazionale di Economia Agraria (Inea), col finanziamento del Ministero per le politiche agricole e forestali, e una del 2003 a cura dell'INRAN. Secondo queste ricerche le proprietà antiossidanti e nutrizionali del biologioco sono nettamente superiori al convenzionale.

Vizioli, che con la Fondazione promossa da AIAB, Legambiente, Uila e Associazione per l'Agricoltura Biodinamica si occupa proprio di approfondire i benefici del biologico dal punto di vista scientifico, continua:

“Dicono che il cibo convenzionale è buono e sano quanto il biologico, ma dimenticano che il biologico ha in più degli effetti benefici sull'ambiente. L'operatore biologico si accolla i costi ambientali che l'agricoltura convenzionale scarica sulla collettività.D'altra parte, L'inquinamento delle falde acquifere e dell'aria, causato dalla produzione e dall'utilizzo di pesticidi, non è anch'esso un danno per la salute, che il biologico evita ai consumatori?”

Riguardo la possibile insorgenza di patologie a causa dell'uso di pesticidi, Vizioli dichiara: “Se è vero che fino ad oggi nessuno è riuscito a collegare l'uso di fitofarmaci a intolleranze alimentari, reazioni allergiche e patologie simili, è pur vero che da quando i fitofarmaci vengono usati in agricoltura questo genere di malattie sono lievitate in maniera esponenziale”.

Per quanto riguarda la presenza di microtossine nel biologico, di cui parla il servizio dell'Espresso, Il presidente del comitato promotore della Fondazione di ricerca, spiega: “Si tratta di un problema di tutto il settore agroalimentare e non solo del biologico. E non bisogna dimenticare che le microtossine spesso non si formano nella prima fase, quella della raccolta, ma durante il processo di trasformazione del prodotto fresco".
La piccola ape in via di estinzione 07-09-2007
di Maria Rosito
Agricoltura Italiana Online
Tematiche: Agricoltura biologica e biodiversità
Docile, mansueta e produttiva, si trova in tutti i continenti ma sta scomparendo. E' vecchia di 25 milioni di anni, preziosa per la nostra sopravvivenza e lo sviluppo delle piante che dipendono dall'insetto impollinatore. Ad Interlaken in Svizzera i maggiori esperti del settore hanno ribadito i rischi che sta correndo la zootecnia mondiale, il 20% delle razze animali d'allevamento in pericolo di vita. Risorse genetiche che nessuno potrà mai recuperare. Non si tratta di animali rarissimi che vivono in habitat particolari, spesso il processo di estinzione tocca da vicino gli allevamenti di casa nostra.
Uno dei casi più eclatanti riguarda la piccola "Apis mellifera ligustica". L'allarme è stato lanciato dalla Fai, Federazione apicoltori italiani. L'ape italiana è infatti in serio pericolo di estinzione, la sua purezza seriamente compromessa da un lento e irreversibile processo provocato dalle malattie tradizionali e da quelle esotiche, dall'abbassamento delle difese immunitarie delle colonie, dalla libera circolazione di altre razze con il conseguente inquinamento genetico, dall'uso di alcuni fitofarmaci. La sopravvivenza dell'ape italiana, considerata dagli apicoltori del mondo intero, un patrimonio dell'umanità, è arrivata al limite di guardia. Circa 10 000 anni fa, dopo l'ultima glaciazione, le api hanno colonizzato il vecchio continente, differenziandosi in quattro grandi sottospecie o razze. Tra queste proprio l"Apis mellifera ligustica", la cosiddetta ape italiana, la cui "scoperta" risale solo al 1805.
La Fai ritiene "urgente e indispensabile fare dell'Italia un parco naturale-nazionale per la salvaguardia dell'"Apis mellifera ligustica". Per il suo recupero, sottolinea, occorrono misure concrete di difesa di quel poco che ancora resta, famiglie di api e api regine, confinato in pochi areali del nostro territorio.
Una delle prime iniziative sarà quella di "cercarla dove esiste ancora in purezza" come spiega il presidente della Fai, Raffaele Cirone. "E' l'Australia lo scrigno segreto della Ligustica! " precisa Cirone. "In Australia sono arrivate nel 1822 a bordo della nave Isabella e oggi, dopo 185 anni, l'ape italiana è ancora conservata in purezza ed esportata in tutto il mondo".
Così gli apicoltori italiani partiranno in direzione dell'Australia dove, tra l'altro, fra qualche giorno a Melbourne si svolgerà il 40° Congresso mondiale di apicoltura, che riunirà scienziati ed allevatori di 60 Paesi proprio per discutere della sopravvivenza delle api nel mondo. Una doppia missione per gli allevatori nostrani che con l'Australia avvieranno anche un accordo di cooperazione per il recupero dell'ape made in Italy.
Intanto a Montalcino si riuniscono fino a domenica prossima gli Stati generali del settore che porteranno all'attenzione il vertiginoso calo dell'apicoltura nazionale, con un crollo della produzione 2007 del 30% sulla media nazionale, che si attesta sui 110.000 quintali, un settore che peraltro presenta un fatturato di 60 milioni di euro.
Secondo Francesco Panella, presidente dell'Unione nazionale degli apicoltori italiani, "la significativa perdita è da attribuirsi in primo luogo al cambio climatico, che ha mandato letteralmente in tilt le api, e all'uso senza controllo di molecole neurotossiche che incidono gravemente sul delicato e complesso equilibrio delle famiglie di api".
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